Jul 28, 2017

Viaggio in Islanda - Parte 1: Keflavik, Reykjavik e la scelta dell'itinerario

Ripensare e scrivere del viaggio tra Islanda e Groenlandia, dopo quasi quattro anni fa uno strano effetto. Non so cosa mi abbia convinto a partire, ma posso dire con certezza, e con il senno di poi, che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Quando sono tornata mi sentivo diversa: non mi sembrava semplicemente di aver fatto un viaggio; era cambiato qualcosa.

 

Se devo cominciare da qualche parte, forse conviene cominciare dall’inizio.

Giugno 2011. Partiamo, zaini e volo per Reykjavik, con scalo a Copenhagen.

Ho l’immagine di questa strada, appoggiata su una distesa infinita di terra rivestita da muschi e pietre. Non ci sono marciapiedi, non ci sono lampioni, ne tralicci della corrente o cartelloni pubblicitari. E tutto è illuminato da una luce calda e scosso da un’aria gelida.

Il primo giorno lo trascorriamo a Keflavik: nel centro del paese ci sono case colorate che si prendono il loro spazio nel tessuto urbano non troppo regolare; un’ampia piazza verde; il porto.

Propio da li ci incamminiamo lungo un sentiero che segue la costa: pietra lavica, muschi e lupini colorano il paesaggio.

La luce è molto forte, il sole scalda ma il vento è gelido.

Il paesaggio è meraviglioso: la roccia rossa in frantumi ricopre una montagna che cade a picco sul mare blu, dove in lontananza galleggia qualche punto bianco di ghiaccio; se guardo all’orizzonte, al di là del mare, si vede ancora terra, ma una terra morbida, dalle forme sinuose, resa ancor più scenografica da fasci di luce che di tanto in tanto si fanno largo tra le nubi e la illuminano, rendendo i suoi colori ancora più brillanti. E non ci sono case che disturbino quella distesa vellutata.

Verso le 22.30, quando il sole comincia a tramontare, e il freddo a farsi sentire. Sull’aereo eravamo seduti accanto ad una signora che ci ha raccontato che quando è stata in Italia, la cosa che le era sembrata più strana era la velocità con cui il sole tramontava; qua invece, il sole, ci mette ore a calare. E’ una sensazione strana la luce perenne. Ti fa sentire stanco. Ma chiudo gli occhi: sono in Islanda.

La scelta dell'itinerario

L’utilizzo degli autobus come mezzo di trasporto per muoversi in Islanda è un’ottima soluzione per riuscire a vedere gran parte del territorio, o per lo meno le zone di maggiore interesse naturalistico, ad un prezzo contenuto. Inoltre, gli autobus, sono la soluzione migliore per percorrere le strade interne che, attraversando l’isola in verticale, portano da sud a nord: nessun rischio di finire il carburante, di bucare una gomma o danneggiare l’auto durante il tragitto. Si, perché le strade sono in gran parte sterrate. In ogni fermata (o quasi) è garantito il passaggio dell’autobus una volta al giorno, ed esistono numerosi punti di snodo delle tratte che, a seconda delle zone, vengono servite da diverse compagnie. Esistono inoltre dei pass stagionali che consentono di compiere diversi percorsi, da scegliere tra le diverse possibilità, dalla “ring road” – la strada che corre lungo tutta la costa islandese – a percorsi che si snodano nella parte interna e più incontaminata dell’isola.

Giunti a Reykjavik, alla stazione degli autobus, compriamo l’abbonamento “The Highland Pass”, che attraversa l’interno dell’isola. L’impiegata allo sportello comunica che uno dei due rami del percorso è stato aperto solo quel giorno, causa neve, e che l’altro è ancora chiuso, ma nel giro di pochi giorni dovrebbero riprendere le corse anche li. Per i biglietti spendiamo 73.000 corone.

In attesa dell’autobus serale, che ci condurrà a Selfoss, dove pernotteremo, facciamo un giro per Reykjavik.

E’ ordinata, pulita e moderatamente trafficata.

Proseguendo lungo la via principale, che attraversa il centro con l’area commerciale, arriviamo alla chiesa di Hallgrímur che con la sua forma insolita e i suoi 74,5 metri, è l’edificio più alto d’Islanda.

Con 1000 corone si può salire sul campanile: da li si domina tutta la città, si riesce a vedere tutto quanto, fino al punto in cui il tessuto urbano incontra il mare.

Nel tardo pomeriggio prendiamo l’autobus. Uno scenario così non l’avevo mai visto, e nemmeno immaginato. E’ preistorico, surreale. Distese di pietra lavica, magma pietrificato che sembra ancora ribollire, a volte nudo e a volte ricoperto da muschi, che quando vengono illuminati dal sole, diventano quasi gialli.

Il campeggio di Selfoss è grande, pulito e ben attrezzato: c’è una reception con sala per la colazione, connessione internet wi-fi, cucina coperta con tavoli in legno, barbecue e bagni (si, bagni, ci tengo a specificarlo). Montiamo la tenda velocemente perché ha iniziato a piovere e verso mezzanotte andiamo a dormire perché domani mattina l’autobus passerà presto.


Se vuoi leggere l’articolo successivo “Viaggio in Islanda – parte 2: Il Golden Circle e Kerlingafjöll” clicca QUI >>LEGGI>>


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Letto 4305 volte Ultima modifica il Mercoledì, 16 Settembre 2015 17:15

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